Sistemi Complessi: tra ordine e chaos |
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Per comprendere il ruolo fondamentale che i sistemi caotici hanno assunto
nel modellare il fare scientifico dell'ultimo mezzo secolo occorre
brevemente considerare gli assiomi che, dai tempi di Newton, sono
alla base della concezione meccanicistica della scienza.
Possiamo
sintetizzare tale concezione in sei assunti fondamentali:
I modelli matematici
elaborati devono comprendere delle leggi dinamiche in grado
di rendere conto della evoluzione temporale dei fenomeni stessi.
Queste leggi devono essere deterministiche cioè, dato un intervallo
di tempo dt arbitrariamente piccolo, dalla conoscenza
dello stato del sistema al tempo t deve essere possibile
prevedere lo stato del sistema al tempo t + dt ;
Il
modello costituito da questo "delirio di onnipotenza" venne
storicamente messo in crisi già ai tempi di Newton quando ci si rese
conto che, nello studio dei fenomeni celesti (meccanica celeste),
aumentando anche di una sola unità il classico problema dei due corpi
in interazione ci si trovava nella impossibilità di prevedere la evoluzione
dinamica del sistema nel tempo.
l
celebre problema dei tre corpi, eludendo il sesto assunto del modello
sopra riportato, sembrava dunque mettere seriamente in crisi la concezione
meccanicistica del mondo, tuttavia la distinzione introdotta tra due
livelli di descrizione dei fenomeni, quello cioè microscopico
e quello macroscopico, rese possibile mantenere la
concezione meccanicistica della natura. Il livello microscopico, governato
dalle leggi della meccanica, venne assunto come fondamentale mentre
il livello macroscopico, governato dalle leggi della statistica, venne
concepito come il risultato della interazione della moltitudine dei
componenti fondamentali dando così vita allo sviluppo della meccanica
statistica.
Nonostante
questi tentativi non fu possibile trovare una soluzione accettabile
fin quando non si decise di rinunciare al sesto postulato della meccanica
e con esso alla prevedibilità completa dei fenomeni. Con Henri Poincaré,
ed altri matematici, si arrivò così ad elaborare modelli che rendevano
possibile un tipo di prevedibilità che possiamo definire asintotica.
Il nuovo tipo di prevedibilità, rinunciando allo studio dei fenomeni
particolari dei processi evolutivi, spostò l'accento sui diversi destini
finali che un sistema poteva raggiungere e rese possibile lo sviluppo
di modelli strutturali della evoluzione dei sistemi (Prigogine Y.
e Ruelle D.)
Questa
nuova impostazione nello studio dei fenomeni naturali, grazie ai lavori
di Poincaré e di Ljapunov, trova oggi piena espressione nella Teoria
Qualitativa delle Equazioni Differenziali. Tale teoria permette
di studiare le caratteristiche degli stati di equilibrio verso i quali
possono tendere i sistemi, a prescindere dalle soluzioni particolari
delle equazioni differenziali che ne descrivono il comportamento evolutivo.
Possiamo
notare ora che la possibilità di passare indifferentemente da una
previsione su scala locale della evoluzione di un
fenomeno alla previsione su scala globale, relativa
cioè a un qualsiasi istante di tempo, presuppone una conservazione
della energia o, se si vuole, della informazione. Dobbiamo cioè presupporre
che l'informazione necessaria a descrivere in modo completo lo stato
momentaneo di un sistema è uguale a quella necessaria a descrivere
lo stato del sistema in un qualsiasi altro istante di tempo.
I
sistemi dissipativi per i quali risulta pressoché
impossibile, partendo dalla sola conoscenza del loro stato di equilibrio
finale, conoscere le condizioni di stato iniziali, violano il principio
di conservazione dell'informazione. Essi sono dei compressori
di informazione.
Per
avere una idea di ciò che può accadere in alcuni sistemi osserviamo
la semplice equazione differenziale del primo ordine nella forma:
Alla
condizione di equilibrio per il sistema si ha che :
Se
poniamo che al tempo t=0 la variabile x assuma il valore
x0 , integrando, si ha come soluzione esplicita della equazione
differenziale:
dove
si può notare che il punto di equilibrio in x=a
, raggiunto quando< t tende all'infinito, è indipendente
dal valore x0 dello stato iniziale del sistema. In altre
parole, partendo dallo stato di equilibrio finale del sistema, non
ci è dato sapere quale era lo stato iniziale.
Come
si è accennato a questo grave inconveniente si è trovato rimedio grazie
ai lavori di Poincaré e di Ljapunov, con i quali è oggi possibile
prevedere alcune importanti caratteristiche "qualitative"
dei comportamenti asintotici dei sistemi governati da leggi simili
a quella sopra riportata, o più complesse. Tra queste caratteristiche
(per una introduzione a questi argomenti si veda: Pessa E.) si possono
annoverare :
- Il
numero dei punti di equilibrio del sistema;
- Le
condizioni di stabilità o di instabilità dei
punti di equilibrio;
- L'esistenza
di configurazioni di equilibrio dinamico;
- La
presenza di attrattori terminali .
Dagli
studi di questi grandi della scienza, nonché di altri illustri matematici
dell'ultimo secolo, sono nate le basi di nuovi campi di indagine quali
lo studio dei processi di autorganizzazione o quello dei processi
di morfogenesi.
In relazione
al destino della informazione che occorre per descrivere lo stato
di organizzazione di un sistema nel corso della sua evoluzione, possiamo
riassumere tre classi di sistemi:
|
Compressori
di Informazione |
Sistemi
Dissipativi |
|
Conservatori
di Informazione |
Sistemi
Ordinati |
|
Amplificatori
di Informazione |
Sistemi
Caotici |
La
demarcazione dei confini di appartenenza ad una o l'altra di queste
classi non è affatto rigida. Esistono sistemi in grado di lasciare
emergere comportamenti che, in funzione di determinati valori delle
variabili e dei parametri che compaiono nelle equazioni di stato,
possono essere più o meno ordinati.
Un
esempio, ormai classico, è dato dalla equazione di Feigenbaum
:
Come
si può osservare nel riquadro riportato sotto questa semplice equazione
ricorrente permette, per alcuni valori del parametro l<,
di osservare il passaggio a diversi stati di equilibrio dinamico,
da quello quasiperiodico, a diversi periodi di oscillazione, fino
al comportamento caotico. Il grafico è stato ottenuto facendo variare
il parametro l (ascissa) da 2.9 a 4.
E'
possibile rapprensentare sistemi dinamici più complessi tramite le
equazioni del matematico francese Michel Hénon :
Questo
semplice sistema di equazioni è in grado di rappresentare diverse
varietà di sistemi conservativi, come asteroidi o pianeti orbitanti.
Una rappresentazione grafica del sistema è fornita nel riquadro sotto
riportato.
E'
possibile associare a questi sistemi, oltre alle equazioni di stato,
alcune caratteristiche quantitative invarianti quali la dimensione
frattale, o dimensione di complessità del sistema
(Grassberger P. e Procaccia I., 1983) , e gli esponenti di Ljapunov
i quali ci danno una idea dell'orizzonte temporale
entro il quale è possibile considerare la evoluzione del sistema in
termini di prevedibilità. Queste caratteristiche permettono peraltro
di distinguere diverse forme di comportamenti caotici dei sistemi.
Le immagini grafiche riportate sopra sono state generate con un semplice programma che ho fatto molto tempo fa e che è possibile scaricare cliccando qui [download].
Il programma Chaordic traccia alcuni tra gli attrattori strani più noti.
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